[Osservatorio_martesana] Numero 6 L'ANTI-BREBEMI

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Author: Paolo Bogni
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Subject: [Osservatorio_martesana] Numero 6 L'ANTI-BREBEMI

Ecco a voi il numero 6 (in articolo unico) de L'ANTI-BREBEMI, sia come messaggio che come allegato (file Numero sei). Scaricatelo, stampatelo e diffondetelo. Ne va della nostra battaglia contro la disastrosissima autostrada che vogliono costruire e che non risolve nessuno dei problemi che "promette" di risolvere.

Paolo Bogni - Responsabile de L'ANTI-BREBEMI



Ariella Borghi ciao, Treviglio addio!



di Paolo Bogni



Ariella Borghi, dunque, è passata con il nemico. Il Sindaco di Treviglio (in carica da circa un anno), presentatasi all'elettorato come un'irriducibile avversaria nei confronti del progetto Brebemi, ora ha cambiato - in corso d'opera..- idea. A Romano di Lombardia, lo scorso maggio, la signora Borghi ha aderito al cartello dei comuni bergamaschi interessati direttamente (o limitrofi) al tracciato della Brebemi. La Borghi ha addirittura chiesto di poter far parte del Comitato di sorveglianza che prevede il monitoraggio costante da parte dei diciassette enti locali - firmatari dell'accordo - sulla realizzazione della futura autostrada Travagliato-Melzo, spacciata, attraverso una delle tante menzogne propagandistiche, per la direttissima(!?) Brescia-Milano. Le motivazioni della svolta sono state spiegate con il desiderio di tutelare il territorio e mitigare l'impatto ambientale dell'Opera. Motivazioni tanto generiche da mettere in dubbio, se non l'avessimo conosciuta, anche la sua buona fede. Anche i più simpatici favorevoli della prima ora alla Brebemi, infatti, sognano filari di piante che costeggiano la nuova autostrada insieme ad altre pseudobucoliche scemenze del genere. La Borghi ha perciò dimenticato completamente la radicale analisi, da lei stessa svolta in un recente passato, intorno alla catastrofe Brebemi. Catastrofe sulla quale non è possibile una terza via tra il no e il sì. Avevamo salutato con favore e con entusiasmo la sua elezione alla carica di primo cittadino di Treviglio. Ci eravamo detti - ingenui (?!) - che il più importante centro della bassa bergamasca posto sul tracciato della Brebemi e della Tav sarebbe stato amministrato per almeno cinque anni da una donna che aveva in mente una mobilità alternativa a quella prospettata dai terroristi dell'alta finanza e del grande capitale (quelli veri, non l'hollywoodiano Bin Laden), interessati promotori delle inutili e dannosissime Infrastrutture faraoniche di cui conosciamo i progetti e, soprattutto, i nefasti effetti. Ci siamo sbagliati. I  terroristi l'hanno coartata. Ora ci verranno a raccontare - i soloni della democrazia occidentale matura (o marcia?) - che la realpolitik impone compromessi, aggiustamenti, inevitabili convergenze bipartisan intorno a grandi tematiche di "interesse comune"(!?). La storia di Ariella Borghi assomiglia da vicino (fin troppo da vicino..) alla storia di Antonietta Noro, un'altra illustre ex antibrebemi che, una volta insediatasi nella Giunta dell'Amministrazione di Calcio - altro Comune situato sul tracciato della Brebemi - ha visto bene di cambiare idea sulla non opportunità di costruire un'autostrada inutile e dannosa transitante sui territori della bassa bergamasca. La Borghi, però, rispetto alla collega calcense ha un'indubbia aggravante: è un Primo cittadino e un non un semplice assessore. Non solo. Con questa sua infelice mossa, ella dà il beneplacito politico ai terroristi per trasformare Treviglio e la bassa bergamasca in un luogo sempre più inquinato e devastato da Infrastrutture inutili, Cave di estrazione dannose e Discariche di rifiuti speciali altamente nocivi. La Borghi entra a far parte, perciò, di quel gruppo di politici che trasversalmente appoggiano (non disinteressati..) questa nuova ondata di progetti infrastrutturali: si va dal referente di Comunione e Liberazione signor Pietro Formigoni, presidente della Regione Lombardia, all'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il capitalista italiano con il maggior numero di interessi in ogni ramo dell'economia italiana; si transita dal potente ministro dello Sviluppo Economico dell'attuale Governo Luigi Bersani, ex presidente della Cooperativa ravennate CMC, interessata in lavori di costruzione della TAV, sino all'attuale Presidente del Consiglio Romano Prodi, sponsor della stessa Tav e già pagatissimo consulente Nomisma per conto della Tav S.p.A., oltre che uomo dell'alta finanza internazionale, in primis di quella Goldman Sachs già azionista della stessa Tav S.p.A., nonché banca d'affari internazionale presso la quale vennero collocate le Aziende di Stato svendute e privatizzate all'inizio degli anni '90, subito dopo Tangentopoli; che coinvolge il garante della famiglia Agnelli, l'onorevole Piero Fassino, il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati (altro finto antibrebemi) e il rappresentate degli industriali bergamaschi, il signor Valerio Bettoni, vicino a Forza Italia. La figura più singolare che si sta agitando sul proscenio della messa in opera delle Infrastrutture inutili e dannose è però quella del signor Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture del Governo in carica. Questo signore è la perfetta, ancorché simpatica, figura manzoniana dell'utile idiota al servizio dei poteri forti che muovono l'intera partita. E' più presentabile e affabile del suo predecessore, il signor Pietro Lunardi, che riusciva nell'impresa di avere un conflitto d'interessi (in materia Tav) addirittura superiore al suo capo di Arcore. Di Pietro si presenta invece come figura cristallina e rappresentante della legalità. L'epopea di Tangentopoli garantisce per lui. Peccato che, all'epoca, il filone di indagine presieduta dal magistrato marchigiano in merito agli appalti della Tav ('93-'94) sia stato misteriosamente insabbiato.. Di Pietro politicamente rappresenta la perfetta saldatura tra i due versanti in conflitto all'interno del mondo capitalista italiano: da un lato la piccola e media imprenditoria versione nord-est (vicina a Lega Nord, A.N. e Forza Italia, a capo della quale c'è il suo ex nemico Berlusconi) e dall'altro lato l'alta finanza e il grande capitale (vicini al neonato Partito Democratico, all'Italia dei Valori e alla frazione della Rosa del Pugno rappresentata dal pannelliano Partito Radicale). Di Pietro è una sorta di sacerdote laico che unisce in matrimonio l'individualista self-made-man rozzo e iperconsumista con i salotti buoni frequentati dagli intellettuali "raffinati" del politicamente corretto e dai potenti rappresentanti del capitalismo "illuminato". Questi due versanti sono tra loro in conflitto su questioni come la politica fiscale, sulle politiche assistenzialiste della cassa integrazione guadagni, sulla richiesta di protezionismo o in generale su come intendere la globalizzazione liberista. Ma, sulle Infrastrutture inutili e dannose, trovano un oggettivo punto di convergenza. Di Pietro, che pure è un pensatore medio, riconosce questa trasversalità come una risorsa al "servizio del Paese". Una risorsa da gestire operativamente attraverso il "Partito del Fare". Questo Partito, espressione italiana del Pensiero Unico occidentale, è composto da tutti gli elementi indicati in neretto. Il pensiero che sottende a questo Partito del Fare è una sorta di prometeismo nichilista e suicida, improntato ad un'economia di eterna crescita e dallo sviluppo indefinito (come se a disposizione dell'Occidente vi fossero 8 pianeti come la Terra..), da una rincorsa agli iperconsumi e da un perenne debito pubblico da contrarre con le Banche Centrali emettitrici (dal nulla) di moneta "legale". E in questo contesto, ad esempio, il Partito del Fare suppone che all'infinito, per ogni anno che verrà, in Lombardia il traffico di automobili aumenti del 5% come avviene negli ultimi venticinque anni. E così giustificano la Brebemi e la Tav. Se non fossero comandati dai terroristi sarebbero da rinchiudere in un apposito manicomio, perché così pensando tra qualche decennio vi sarebbero più automobili che formiche e più parcheggi che Vie. I loro padroni, però, non sono pazzi. Sono semplicemente criminali a norma di Legge. La sinistra radicale parlamentare (Verdi e i due Partiti Comunisti), che pure formula alcune critiche e controproposte interessanti, in nome del "meno peggio" - ma in cosa Confindustria, Banche e Goldman Sachs sarebbero "migliori" di Mediaset?? - si è infilata nel vicolo cieco di un'alleanza con i salotti buoni per essa mortale. Se in nome della "Governabilità" ingoierà anche il rospo delle Infrastrutture in oggetto, per essa sarà la fine o l'inizio di un brusco ridimensionamento. Non solo. Anche a livello teorico dovrebbe prendere le dovute distanze sia dall'economia sviluppista in cui predominano le logiche industrialiste sia dall'ambientalismo progressista alla Al Gore, ecologismo sterile e funzionale alla futura ristrutturazione dell'economia capitalista. Anche il movimento Anti-brebemi e anti-Tav - specialmente nella bergamasca - deve però darsi una svegliata. La recente doppia bocciatura (Camera e Senato) in merito all'abnorme aumento dei costi che invaliderebbe la gara d'appalto originale è un aiuto indiretto a coloro i quali si mobilitano sul territorio per impedire la messa in opera dei desideri dei terroristi. Ma tra Comitati, Associazioni, Gruppi ambientalisti locali e nazionali è ora che si mettano da parte ridicoli personalismi e deleterie pigrizie.