[Informazione_antifascista] n.15

Delete this message

Reply to this message
Author: sioux
Date:  
To: informazione_antifascista
Subject: [Informazione_antifascista] n.15


INFORMAZIONE ANTIFASCISTA N.15 se vuoi collaborare alla redazione di
InfoAntifa o se vuoi
organizzare una presentazione nella tua città scrivi all'indirizzo
sioux@???[1] in allegato trovi il foglio in formato pdf e
word

In questo numero: - spot (Molly Bezz) - 3528; il decreto della vergogna
- approfondimenti: GENOVA 1960 - il libro: DOVE VA LA LEGA NORD di
Giuseppe Scaliati - online: sito http://www.nuovaalabarda.org[2] - in
ricordo di?Domenico Congedo

3528; IL DECRETO DELLA VERGOGNA Gabriele Proglio

Dopo il giorno della memoria dove gli omini neri, azzurri, con scudo
crociato e sini-stronzi hanno istituzionalizzato il revisionismo
storico e l'ambiguità politica, si ritorna al lavoro. In un paese
sempre più in crisi, sempre meno consapevole, sempre più assente. I
giovani, le nuove generazioni, il sistema educativo; no, non sono il
fulcro del problema. Non è neppure la trasmissione della memoria.
Certo, senza memoria non c'è futuro, ma il futuro è qui, è oggi e
come dicono i 99 posse comincia adesso. Bisognerebbe aggiungere senza
lotta non c'è presente.

L'anziana signora che mette ordine in cantina può facilmente
confondere le pagine di politica interna dello stesso giornale. Se
poi queste sono di governi differenti allora la questione non
riguarda solo più l'ingiallire della carta. Si tratta sia di forma
che di sostanza. I programmi sono gli stessi, tutti neoliberisti.
Guerra, immigrazione, lavoro e poi ancora scuola, pensioni,
finanziarie e tanto altro. Molto di cui legato ad interessi almeno
particolari se non privati.

Mentre l'Italia dei consensi e dei televoti è incollata alle sit-com
genere Porta a Porta, dove i politici cercano ansiosamente la rissa
per fare odience, la situazione del paese sprofonda. Lo dicono i dati
dei diversi istituti (come l'Istat), i proletari (costretti
all'interinale a vita) e soprattutto i portafogli vuoti già alla
terza settimana. E mentre l'Europa entra in Italia con i manganelli
alzati (non solo in senso figurato; la costituzione del corpo di
polizia è attualità) la domanda prima di andare a dormire è sempre la
stessa; come si fa ad andare avanti in questa situazione? Poi un altro
giorno: come da copione.

Prima fu la Lega Nord e l'orgoglio padano. Se non c'era lavoro in
Italia la colpa era degli immigrati, dei moru che rubavano i posti.
Poi la Turco Napolitano che poneva le basi per diversità tra gli
uomini in base alla provenienza. Il fine veniva ben rappresentato dai
Cpt; rendere schiavi. Poi le i proclami razzisti di Borghezio contro
le pantegane islamiche. Poi la Bossi-Fini e l'atto finale del
processo iniziato dai Ds; l'illegalità della persona.

C'era una volta la legge Mancino. C'era la favola di un provvedimento
che avrebbe dovuto arginare il razzismo e il neofascismo. Era una
favola. La realtà è diversa. Principalmente la legge 205 del '93 è
stata utilizzata negli stati, nelle curve. Ma mai con tenacia e
forza. Più una questione di forma, di facciata. Certo è che
striscioni troppo grossi e vistosi, o situazioni di scontro hanno
obbligato il governo ad usare la parte democraticamente fascista;
quella della repressione del razzismo manifesto e dell'alimentazione
di quello sotterraneo.

Come nel caso dello striscione ?Lazio Livorno stessa lettera stesso
forno? apparso all'Olimpico nella scorsa giornata di campionato.
Certo è che le tifoserie ultras sono stato terreno di sviluppo della
destra radicale in Italia. Anche grazie all'atteggiamento
consenziente delle polizie. La deriva è a destra e sull'ala
apolitica. Comunque a destra. Anche se in alcuni casi i numeri degli
stadi diventano i numeri della piazza, è certamente improbabile (per
ora) lo spostamento di queste forze sull'azione nei quartieri e nel
contesto sociale.

C'era una volta la legge Mancino. Oggi, in parte, non più. Mentre
l'Italia è nel caos preelettorale il governo Berlusconi su richiesta
del segretario nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore - si permette
di far passare, a luci spente, la legge sui reati d'opinione. Lo
scorso 25 gennaio è stata approvato il ddl 3538. Ecco cosa
stabilisce: ? ha apportato una modifica sostanziale al cd. Decreto
Mancino, riducendo sia le ipotesi di punibilità dei reati in materia
di discriminazione razziale, etnica, nazionale e religiosa, sia
mitigando le severe pene, precedentemente previste?.

Inoltre non sarà più sanzionata la diffusione delle idee ma la
propaganda (è ovvio che la sottile differenza avrà come effetto
l'incremento e non il blocco). Non sarà più reato l'incitamento a
compiere atti violenti per motivi razziali, religiosi, etnici. Se si
dice ?gli arabi sono tutti da ammazzare? non è reato, se invece si
pone il pensiero affermando ?ammazzate gli arabi? dovrebbe essere
reato. Siamo quasi al livello delle leggi fascistissime del
ventennio.

Come se non bastasse oggi il razzista è legittimato dalla legge. Non
che prima non fosse così (vedi Lega Nord), ma non è più soggetto a
ritorsioni legali colui che sostiene la diversità delle razze. Solo
chi lega la superiorità razziale all'incitamento a compiere atti di
violenza (ma abbiamo detto prima che è solo una questione di forma e
quindi a tutti gli effetti questa legge sdogana il razzismo e la
violenza per la superiorità genetica e etnica).

Viene punito con la reclusione (massimo un anno e mezzo) chi
propaganda idee a sfondo nazista (e il fascismo?) inerenti la
superiorità della razza o chi istiga a commettere atti violenti per
gli stessi motivi (oltre che per etnici e religiosi) potrebbe essere
sanzionato con pene da 6 mesi a 4 anni.

Se la situazione non cambia di molto (i postfascisti e razzisti sono
al governo!), si modifica invece un aspetto importante; quello della
legittimità delle idee razziste. Un aspetto pericolosissimo perché ha
come fine ultimo quello di porre sullo stesso piano il razzismo e
l'antirazzismo; semplicemente come una questione di libero pensiero,
un'opinione personale e quindi politica.

Tutto segue una chiara logica di vincere le elezioni della Casa delle
Libertà passando da un governo popular/razzista ad uno catto/nero. E'
ormai ufficiale Pino Rauti si candiderà nelle fila di FI (nel Lazio)
e con lui ci saranno altri sette fascisti missini.

APPROFONDIMENTI: GENOVA 1960 Redazione

Siamo nella primavera del 1960. Il governo democristiano Tambroni
apre ai neofascisti dell?Msi; la forma del partito fascista dopo il
25 aprile. Infatti al suo interno ci sono personaggi che si sono
contraddistinti per l?efferatezza e la brutalità delle azioni della
Rsi. Erano uomini politici di Mussolini o alti dirigenti militari.
L?Msi comunica che si sarebbe svolto a Genova, medaglia d?oro per la
resistenza, il primo congresso del partito. Il luogo e il direttore
d?orchestra del meeting tolgono ogni dubbio sulla volontà di
provocazione da parte fascista. Infatti il posto scelto è il teatro
Margherita a due passi dal monumento in ricordo delle giornate
eroiche della Resistenza genovese. Il personaggio preposto a dirigere
l?incontro del partito è Carlo Emanuele Basile. Durante la Repubblica
Sociale Italiana ricopriva la funzione di capo della provincia e in
più occasioni aiutò le azioni squadriste nazifasciste sia per quello
che riguarda le deportazioni, i saccheggi che per le violenze, i
rastrellamenti e le rappresaglie.

Il fronte antifascista raccolse allora più adesioni; dai partigiani
dell?Anpi che avevano visto prima i fascisti picchiare e poi entrare
nelle dirigenze dell?amministrazione statale nel dopoguerra, agli
studenti, dai lavoratori, al sindacato.

Tutti uniti per dire no, per non lasciare alcun spazio di agibilità
politica ai neofascisti. Il 30 giugno viene quindi convocata una
manifestazione per impedire il convegno. La polizia e la celere (nata
nel dopoguerra proprio per disperdere le manifestazioni e impedire gli
scioperi) cercano da subito il contatto. E partono le cariche che
durano tutto il giorno. Alla sera gli antifascisti hanno vito; il
convegno è stato impedito.

Poi sull?onda calda la protesta si allarga ad altre città. Questa
volta si chiedono le dimissioni del governo Tambroni. Intere città in
rivolta; Reggio Emilia (dove vengono uccisi 5 manifestanti), Roma,
Palermo (2 morti), Catania (1 morto), Licata. La situazione è
divenuta insostenibile e Tambroni non può fare altro che rassegnare
le sue dimissioni.

www.mondodisotto.it[3]

Links:
------
[1] mailto:sioux@autistici.org
[2] http://www.nuovaalabarda.org/
[3] http://www.mondodisotto.it/