----- Original Message -----
From: Girolamo Fontana
To: Forum Elettrosmog
Sent: Thursday, January 20, 2005 4:51 PM
Subject: [forum-elettrosmog] Sbarcano le microcelle?
Ho cercato di estrapolare dalla deliberazione della giunta comunale di Milano del 30/7/2004 i punti che a noi più interessano.
"Oggetto: utilizzo di pali di illuminazione pubblica e del servizio semaforico per la messa in opera di micro antenne per telecomunicazioni.
Considerato che tale sistema comporta sicuri ed evidenti benefici sotto il profilo ambientale, l'Amministrazione Comunale, sulla base delle risultanze positive della sperimentazione trasmessa dall'AEM s.p.a l'8/3/2004, intende sviluppare sull'intero territorio cittadino l'installazione delle citate microantenne.
Dalla nota tecnica sulla sperimentazione di microcelle e fibra ottica a Milano (documento dell'AEM s.p.a. allegato alla delibera):
Il ridotto impatto ambientale puo' essere quantificato confrontando la potenza utilizzata da ogni operatore per ciascuna macro antenna, normalmente 20 watt, con la potenza utilizzata da ciascun operatore in una antenna di questo sistema, normalmente 1 watt per operatore.
In questo modo il valore del campo elettromagnetico che si avrebbe con una macro antenna a 25 metri di distanza è da paragonarsi con distanze 6 o 7 volte inferiori, cioè di 3 o 4 metri, distanze oltre le quali il valore del campo è trascurabile. Queste considerazioni teoriche valgono nel caso di antenne omnidirezionali, mentre per antenne direzionali, che sono la normalità, si deve considerare che al di fuori del cono d'irraggiamento che ha angoli normalmente da 65 a 120 gradi, il valore del campo elettromagnetico è praticamente nullo anche a distanze molto inferiori.
Dal punto di vista energetico e di qualità del segnale radio il confronto deve essere fatto considerando che, con una ipotesi di antenne omnidirezionali, per coprire la stessa area coperta con 20 watt sono necessarie da 5 a 10 antenne da 1 watt, per un totale compreso tra 5 e 10 watt, con una riduzione fino al 75% della potenza totale.
La sperimentazione effettuata ha raggiunto gli obbiettivi prefissati di copertura e traffico, con piena soddisfazione anche dello stesso operatore."
Comunque, a prescindere da problematiche tecniche, ribadisco il mio punto di vista: è come minimo incivile ed irresponsabile che, solo per motivi economici legati alla diffusione di un prodotto futile, ci sia una legge che permetta di installare dispositivi potenzialmente pericolosi per la pubblica salute (e tralascio considerazioni di carattere estetico!). E che le cose siano in questi termini, ripeto, lo dice proprio il DPCM 8/7/2003 all'articolo 7 visto che, in parole semplici, stabilisce che ogni 3 anni è necessario che una commissione si riunisca per vedere se e quanti danni hanno creato tali dispositivi. Siamo al limite del crimine contro l'umanità!
Cordiali saluti, Girolamo Fontana - Napoli
Roma, 20/1/05
Abbiamo già espresso diverso tempo fa la nostra opinione sulle microcelle e sul confronto stazioni radio base - microcelle. Non le consideriamo assolutamente un bel sogno.
In realtà esse esistono già attaccate a muri esterni di edifici e all'interno di essi (aziende, ospedali, ...), montate su pali stradali, nascoste all'interno di insegne luminose, ecc..
Il problema è capire, mediante modelli elettromagnetici accurati e misure di campo e. m., quale sia, nella pianificazione delle reti di telefonia mobile nel territorio richiesta dai gestori, la tecnologia a minor impatto ambientale e sanitario.
In altre parole:
1. le SRB classiche (o macrocelle) sono caratterizzate da una maggior potenza di trasmissione (diverse decine di Watt per cella; solitamente 3 celle per SRB), da antenne con guadagno più elevato (tipicamente 15 dBi, 18 dBi) e, conseguentemente, da una maggiore estensione del territorio coperto per cella;
2. le microcelle sono caratterizzate da una minor potenza di trasmissione (diversi Watt per cella), da antenne a più basso guadagno (ad esempio, 5 dBi, 8 dBi) e, conseguentemente, da una minore estensione del territorio coperto per cella;
3. le microcelle, per quelle caratteristiche peculiari, devono essere poste più vicine al suolo e quindi più prossime agli utenti;
4. le SRB vengono poste in punti elevati (su palazzi, campanili, tralicci/torri/pali adibiti anche ad altro uso, alberi e comignoli finti, ecc.). Per cui la loro distanza dalla popolazione varia conseguentemente. Come ben sappiamo e vediamo, sono ben vicine a coloro che vivono o lavorano nei piani più alti degli edifici.
5. le microcelle, in conseguenza della quote alle quali vengono installate e per le predette caratteristiche funzionali, potrebbero verosimilmente non essere sufficienti a fornire la copertura elettromagnetica ai livelli elevati rispetto al piano stradale e all'interno degli edifici;
6. le SRB, per i punti ove sono montate, devono poter raggiungere utenti che si trovano anche al livello stradale. Per questo motivo i diagrammi di irradiazione delle antenne vengono orientati verso il basso mediante un'inclinazione meccanica delle antenne e/o un'inclinazione elettronica degli stessi diagrammi. Mediante la regolazione di questi angoli si può quindi aumentare o diminuire l'area di copertura del servizio.
Quindi, nel caso delle SRB, abbiamo una concentrazione della potenza a radiofrequenza in punti (anche ben più di un migliaio in una grande città come Roma se si considera anche il sistema UMTS) attorno ai quali la popolazione è esposta in maniera diversa in funzione della distanza e dell'angolo di incidenza. Mentre, nel caso delle microcelle, vi sarà una diffusione capillare delle sorgenti al fine di ottenere la copertura del territorio in modo efficiente.
Un esempio figurato può essere rappresentato dal nido d'ape che, come è noto, è costituito, visto frontalmente, da tanti esagoni accostati. Allora, le reti di SRB sono associabili ad un nido d'ape ove ciascun esagono componente è molto più grande dell'esagono componente il nido d'ape associato alle reti di microcelle.
Ne deriva, in prima approssimazione, che a parità di dimensioni totali dei due nidi d'ape (il territorio) e di qualità del servizio, le microcelle dovranno essere molto più numerose delle SRB, approssimativamente secondo il quadratro del rapporto fra le dimensioni dei lati (o delle ipotenuse) dei due esagoni componenti.
Ecco perché non parleremmo di bel sogno.
Lo ribadiamo ancora una volta: la scelta della tecnologia più adeguata doveva essere quella, anche mista, che scaturiva da una accurata analisi a priori basata su modelli evoluti di simulazione del campo elettromagnetico in ambiente urbano, insieme a validazioni sperimentali mediante misure.
Abbiamo l'impressione, per i motivi detti in precedenza, che questa storia delle reti di microcelle a Milano o altrove non sia altro che un espediente per ampliare o integrare ulteriormente le reti di telefonia cellulare già realizzate, mediante l'instaurazione di un sistema combinato SRB-microcelle che permetterebbe di aumentare la capacità d'utenza attraverso la disponibilità di un maggior numero di canali per cella di territorio e/o di aumentare il margine di servizio, cioè la "certezza" del collegamento.
Cordiali saluti.
Ing. Raffaele Capone
Coordinamento dei Comitati di Roma Nord.
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